NEWSLETTER: CONTRATTUALISTICA – Controllo e gestione della contrattualistica commerciale ai tempi del COVID-19. Un decalogo.

La pandemia causata dal COVID-19 pone tutte le realtà imprenditoriali dinnanzi a nuove difficoltà economiche e organizzative. In particolare, le restrizioni e limitazioni nel settore dei trasporti, unitamente alla più generale contrazione della domanda, pongono le aziende italiane dinnanzi a problematiche nuove, anche in materia di contrattualistica commerciale.
Ai tempi del COVID-19 è comune chiedersi se e in quale misura sia opportuno riesaminare o addirittura rinegoziare i contratti commerciali; quali alternative o misure siano concretamente azionabili qualora il partner contrattuale abbia subito o stia per subire una crisi economico-finanziaria oppure abbia intenzione di avvalersi del principio di „forza maggiore“ per risolvere il rapporto in presenza di una prestazione impossibile o non più eseguibile.
L’obiettivo è arginare i rischi e ridurre dei danni.
Ogni rapporto contrattuale dispone di peculiarità tali da necessitare una consulenza legale ad hoc, la quale non dovrebbe mai essere sottovalutata o trascurata, specialmente in sede di revisione degli accordi.

Con il solo intento di riassumere talune eventualità, in un’ottica di tutela degli interessi aziendali è stato formulato un decalogo quale sorta di “kit di pronto soccorso” per la contrattualistica commerciale ai tempi del COVID-19: una breve guida, per cercare di prevenire, minimizzare o escludere potenziali rischi e danni nelle relazioni con i partner contrattuali nel presente e nel più immediato futuro.

1. Rifiuto di eseguire la prestazione contrattuale: a causa delle ordinanze e dei decreti emessi dal Governo Italiano potrà facilmente verificarsi che la prestazione contrattualmente dovuta da una parte non possa più essere adempiuta o possa esserlo solo attraverso uno sforzo tale da superare la diligenza richiesta per l’adempimento. Tale circostanza è giuridicamente qualificabile quale impossibilità, permanente o temporanea a seconda del caso concreto, la quale può essere o meno addebitabile al debitore. Le conseguenze dipendono dal caso concreto: una risposta chiara e inequivoca può essere data solo a seguito di disamina contrattuale.

2. Possibilità di risoluzione contrattuale: non vi è alcun automatismo fra emergenza sanitaria e risoluzione contrattuale. In primis è sempre necessario chiedersi se e in che misura l’adempimento contrattuale sia ancora possibile o ragionevole. Inoltre, spesso i contratti commerciali contengono idonee clausole risolutive espresse, azionabili in circostanze determinate e tali da consentire la risoluzione contrattuale di diritto. Per questa ragione l’analisi del testo contrattuale da parte di un giurista è sempre doverosa.

3. Contratto con un partner contrattuale straniero – commercio internazionale: di norma i contratti internazionali contengono le c.d. clausole di forza maggiore (spesso denominate attraverso il francesismo force-majeure) le quali, in modo più o meno dettagliato, disciplinano condizioni di fatto e conseguenze delle cause di forza maggiore. Tali clausole prevedono sostanzialmente che, al verificarsi di determinate circostanze, la prestazione contrattuale sia sospesa oppure che il debitore sia esentato dall’esecuzione della prestazione (ad es. obbligo di consegna da parte del fornitore) per tutta la durata della circostanza di fatto. Un’analisi contrattuale è opportuna al fine di verificare se la clausola formulata sia effettivamente efficace in base alla legge che regola il rapporto contrattuale.

4. Obblighi di pagamento e consegna: considerata l’emergenza sanitaria in corso potrebbero sussistere delle criticità nell’adempimento delle obbligazioni relative alla consegna dei beni. Gli adempimenti tardivi, infatti, potrebbero non essere più di interesse del creditore da un punto di vista economico e finanziario. In questo caso, è essenziale analizzare il contratto al fine di individuare se e in che misura siano presenti vincoli di consegna e/o di accettazione dei beni e relativi obblighi di pagamento.

5. Il principio di forza maggiore nei contratti di somministrazione: l’emergenza sanitaria può comportare una sospensione degli obblighi di consegna. È comune dunque chiedersi se sia possibile invocarla liberamente o se sia necessario soddisfare talune formalità. Il codice civile italiano non disciplina una norma specifica per i contratti di somministrazione, ma se il contratto concluso con il partner commerciale contiene una clausola di forza maggiore, la pandemia in corso potrebbe essere compresa fra gli eventi contemplati dalla stessa. 
Se il contratto internazionale non contiene idonea clausola, è necessario domandarsi quale sia legge sia applicabile al rapporto e se ci si debba riferire alla Convenzione delle Nazioni Unite sui contratti di vendita internazionale di merci (CISG), in particolare all’art. 79. In ogni caso, la valutazione di tali aspetti richiede particolare cautela. La consulenza approfondita di un giurista è opportuna prima di intraprendere ogni iniziativa, in quanto le conseguenze potrebbero risultare non solo onerose, ma anche controproducenti.

6. Verifica di un’alternativa all’approvvigionamento: una causa di forza maggiore può essere fatta valere dal debitore qualora l’ostacolo all’adempimento della prestazione non possa essere rimosso attraverso misure ragionevoli. La ragionevolezza è sempre da valutarsi nel caso concreto. In particolare, costi e oneri finanziari aggiuntivi sono spesso da considerarsi rientranti nel c.d. rischio imprenditoriale del fornitore, dunque ragionevoli e prevedibili. Il debitore, in tali ipotesi, sopporta il rischio imprenditoriale senza possibilità di azionare cause di forza maggiore. Pertanto, il fornitore dovrà in primo luogo ricercare possibilità alternative di consegna dei beni, sopportandone i costi, salvo i casi in cui l’adempimento si riveli eccessivamente oneroso. Al contempo, potrebbe rivelarsi utile per il creditore stesso inquadrare le alternative in capo al fornitore, in particolare rispetto al principale rischio derivante dall’eccessiva onerosità: la risoluzione contrattuale, disposta dall’art. 1256 ss. c.c. in presenza di eventi straordinari e imprevedibili.

7. La c.d. „clausola COVID-19“: l’emergenza sanitaria sta mettendo a dura prova le catene di approvvigionamento nazionali e internazionali ed è auspicabile che le misure restrittive siano nel futuro prossimo bilanciate fra tutela della salute ed esigenze economiche dei cittadini. Tuttavia, nell’incertezza del futuro più prossimo è consigliabile negoziare una clausola afferente al “Covid-19″ in sede di redazione di nuovi accordi commerciali, al fine di definire puntualmente la responsabilità contrattuale in pendenza di restrizioni, tenendo tuttavia presente che per opporre una causa di forza maggiore l’evento non dev’ essere stato prevedibile alla conclusione del contratto.

8. Polizza assicurativa: ai tempi del COVID-19 risulta particolarmente utile verificare se e a quali condizioni l’imprenditore è protetto da una polizza assicurativa per perdite. Spesso questa circostanza non è stata tenuta in dovuta considerazione da parte delle piccole realtà imprenditoriali.

9. Antitrust e prescrizioni: contratti scritti, accordi verbali o qualsiasi forma di collaborazione con i concorrenti dovrebbero essere attentamente esaminati da parte dell’impresa al fine di evitare spiacevoli sorprese, tali da comportare danni economici ingenti. La cautela è dunque necessaria, rispettivamente, rispetto alla legge sulla concorrenza e alla sue limitazioni oltre ai termini di prescrizione e relative sospensioni.

10. Ricerca del dialogo e soluzioni: prima di intraprendere iniziative aventi un drastico impatto giuridico nei rapporti commerciali, di questi tempi è particolarmente opportuno valutare fino a che punto la propria attività può essere soggetta alle molteplici conseguenze COVID-19. In caso di effettivo aggravio dell’attività causato dalle misure restrittive in corso è consigliabile, in primo luogo, comunicare formalmente e per iscritto la circostanza ai propri partner commerciali. In secondo luogo, si rivelerà opportuno ricercare una soluzione ragionevole, fattibile da un punto di vista organizzativo ed economicamente accettabile per entrambe le parti. La ricerca di un accordo, specialmente in presenza di problemi di liquidità, si rivela essere senz’altro più efficace e rapida rispetto all’incertezza e alle tempistiche di un potenziale contenzioso.

In conclusione, la raccomandazione principale: in tema di esonero dagli obblighi di consegna in un rapporto di somministrazione, a causa della variegata casistica e in un periodo di emergenza sanitaria non è mai possibile fornire a priori risposte generiche e assolute, scollegate dal caso concreto.
Per questa ragione, è consigliabile e opportuno far analizzare i testi contrattuali – in particolare se concernenti il commercio internazionale – da giuristi del settore civile e commerciale, al fine di tutelare al meglio gli interessi economici di cui al contratto. Solo un contratto adeguatamente negoziato e formulato è in grado di arginare l’alea e i costi di eventuali contenziosi futuri.

Avv. RA Dr. Massimo Fontana Ros
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